STORIA

Già dagli esordi, la storia del Golf Club Lanzo si intreccia con tante altre storie, sullo sfondo di quell'Italia degli anni '60 e di una Valle splendida, ricca di tradizioni e testimonianze artistiche, che vanno dal Romanico dei Magistri Cumacini al Liberty delle ville del primo Novecento. Sono storie di sapore locale ma non solo, alcune di spessore storico, altre squisitamente sportive oppure del tutto personali, che fanno da sfondo ai "primi 50 anni". Quella che racconta Guido Astesani è filtrata dal ricordo vivido del padre Emilio, "l'ing. Astesani", che fu anima e animatore delle origini del Club, nonché il primo Presidente. "Mio padre e i suoi amici ebbero una grande intuizione nel pensare al golf come volano di rilancio per un'area ricca di potenzialità come la Valle d'Intelvi. Furono anticipatori dello sviluppo di questo sport, così fortemente conesso con il paesaggio e con un turismo non di massa, quindi più sostenibile. Quando nacque, nel 1962, il Golf di Lanzo era il venticinquesimo campo costruito in Italia. Io ero allora un ragazzo di 16 anni, ma ricordo molto bene lo spirito di quegli anni. Il gruppo di amici di mio padre e mia madre si ritrovava da anni a Lanzo per la villeggiatura estiva, e noi figli con loro: un giro di famiglie che condividevano tempo, svaghi es esperienze comuni passate che risalivano indietro nel tempo fino agli anni dell'ultima guerra. Da questo sodalizio nacque l'idea di un progetto a cui lavorare insieme: mio padre, che faceva ogni cosa divertendosi e riversandoci passione, credette da subito nell'odea del golf, sebbene non fosse un gran golfista. Per lui la vera sfida era il progetto del Golf Club, da realizzare insieme ai suoi amici, e vi si lanciò anima e corpo. Mia madre, Alda, lo seguiva di buon grado all'inizio e poi con vera gioia; ben presto noi figli - come tutti i figli degli altri soci fondatori, i Baldi, i Chiodi, i Monti ... - ci ritrovammo sul campo ... ancora in costruzione, in un'atmosfera di entusiasmo e tra tanti amici. All'inizio, era l'estate del '62, ricordo che le buche erano cinque: io fui leteralmente trascinato in campo da Giorgio Frigerio, primo ed efficientissimo segretario, ottimo giocatore ma anche esperto greenkeeper e preziosa guida per chi si avvicinava al golf. Fu proprio lui a prestarmi un paio di scarpe e la mazza, la prima volta. Ora il golf l'ho abandonato, senza aver troppo brillato nei successi sportivi (contrariamente a mio fratello Tullio), ma credo di aver fatto tesoro dell'esperienza di questo sport, accumulata in tanti anni su tanti campi e in particolare su quello di Lanzo.